Una storia di ordinario razzismo
In riferimento allo sportello Dillo alla Lega proposto dalla Lega Nord del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia “in difesa del welfare padano”: «È giusto che chi rema contro gli interessi di friulani e giuliani, abbia un nome e un cognome».
Ma chi è che rema contro tali interessi? E, soprattutto, perché gli interessi dei friulani e dei giuliani devono essere ostaggio di una lista di prescrizione a mezzo telefono pronta a raccogliere il nome e il cognome di chi, amministratore pubblico, applica le regole o di chi, migrante, chiede che queste le siano eventualmente riconosciute? Denuncia tanto più dannosa e mistificatoria perché tesa a far percepire una parte di cittadinanza come un elemento concorrente, un qualcuno pronto a sottrarci benefici e diritti.
Questo episodio è una vicenda di oscura e ipocrita banalità della politica che, in modo paranoico e parossistico, guarda con ostilità “all’uomo nero”, il kebab e i bambini rom. Una politica che livella verso il basso e che vuole accanirsi su chi sta più sotto ed è più indifeso.
In sostanza una storia di ordinario razzismo che irresponsabilmente evoca ancora una volta rancori, diffidenze e paure. Una proposta, quella della Lega Nord del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di promuovere azioni di denuncia di quei sindaci «che non applicano il welfare padano», che non vuol certamente mitragliare migranti sputando bestemmie, ma nega senza alcuna vergogna ogni umanità, prossimità, diritto e giustizia sociale.
Avvenimento che non può essere trattato richiamando censure, controdenunce o sventolio di bandiere. Non è questo il punto. Perché la domanda è e resta, come già detto, dove e com’è possibile riconoscersi in questo Paese?
Noi preferiamo cominciare, per un più sano rispecchiarsi, ricordando le parole di Don Ciotti spese sulle vicende di Ponticelli stimolando «quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione» perché contrari ad ogni forma di razzismo in quanto, tali sentimenti, sono la radice di ogni impegno «per un mondo più giusto e più umano».
Antonio Crialesi








